Ferragosto, attesa settimana rovente

Secondo le previsioni di 3bmeteo.com, l’Italia si prepara a vivere una settimana di Ferragosto caratterizzata da un’intensa ondata di caldo africano. Il meteorologo Edoardo Ferrara avverte che fino a venerdì il sole sarà predominante su gran parte del Paese, con l’eccezione di improvvisi temporali di calore che potranno colpire principalmente l’Appennino, l’entroterra della Puglia e della Sicilia, e occasionalmente il Nord Italia. Questi temporali, seppur localizzati, potrebbero essere particolarmente intensi, accompagnati da grandine e forti colpi di vento​.
Dal weekend, l’anticiclone subtropicale si rafforzerà ulteriormente, portando una nuova e potente ondata di caldo africano che interesserà tutto il territorio nazionale. Le temperature raggiungeranno picchi di 36-38°C al Nord e 38-40°C nelle zone interne del Centrosud. Anche le notti saranno calde, con temperature che si manterranno attorno ai 28-30°C, soprattutto nelle aree urbane e costiere. La situazione dovrebbe persistere almeno fino alla prima parte della settimana di Ferragosto.
L’ondata di caldo rappresenta un’ulteriore sfida per le regioni italiane già messe a dura prova da varie inefficienze e criticità nei servizi pubblici. Nonostante le difficoltà, il Molise continua a dimostrare una forte vitalità culturale e sociale, con eventi significativi, in particolare una serie di concerti in programma nelle piazze più rappresentative dalla regione.
In conclusione, mentre l’Italia si prepara ad affrontare un Ferragosto rovente, è fondamentale prendere le necessarie precauzioni per proteggersi dal caldo estremo e rimanere informati sugli aggiornamenti meteorologici. Le autorità locali e nazionali sono chiamate a intervenire per mitigare gli effetti dell’ennesima ondata di caldo e garantire il benessere dei cittadini.

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A Castelverrino manca l’acqua da dieci giorni, sos al prefetto

«Evitare l’utilizzo dell’acqua potabile per scopi diversi da quello alimentare e domestico e per l’igiene personale». L’invito alla cittadinanza, perché non si tratta di una ordinanza, bensì di un più blando e affatto cogente “avviso pubblico”, è stato firmato dal sindaco di Castelverrino, Christian Pannunzio (nella foto in homepage). L’unico “provvedimento”, al momento, assunto dal primo cittadino, rispetto ad una situazione che ha già raggiunto, ma probabilmente anche superato, i livelli di una vera e propria emergenza. Il piccolo centro montano dell’alto Molise, una manciata di famiglie residenti, è alle prese con una crisi idrica senza precedenti. Da una settimana abbondante, oggi è il nono giorno consecutivo, dai rubinetti non esce nemmeno una goccia d’acqua o, nelle zone più basse del paese, appena un filo. L’amministrazione guidata da Pannunzio si è messa in moto per tentare di risolvere il problema, ma con scarsi risultati. Il paradosso è che l’acqua, nel serbatoio di accumulo che rifornisce la rete idrica, pare ci sia, tanto è vero che va allo scarico, il famoso troppo pieno, come confermato alla nostra redazione proprio dall’amministrazione comunale sin dai giorni scorsi. E allora qual è il problema? Un tappo di calcare che ha ostruito completamente una delle adduttrici principali della rete idrica cittadina. Questa almeno la “diagnosi” riferita dagli uffici municipali. In paese ci sono meno di cento persone, dunque la quantità di acqua delle sorgenti di Castelverrino è assolutamente sufficiente al fabbisogno interno, da sempre, ma il problema è che ora il prezioso liquido non arriva nelle abitazioni a causa di questo fantomatico tappo di calcare che fa abbassare la pressione a valle. L’amministrazione comunale si è rivolta ad una ditta specializzata per “stappare” le condutture, assegnando dei lavori in somma urgenza. Intervento che pare ci sia stato, nei giorni scorsi, ma che evidentemente non è stato affatto risolutivo. «Arriva qualche filo d’acqua, in orari a caso, senza alcuna programmazione o comunicazione all’utenza. – protestano i cittadini – Nella zona alta del paese non arriva nemmeno una goccia. Siamo al nono giorno dall’inizio del problema, che ora è diventato una vera e propria emergenza rispetto alla quale il sindaco e la sua amministrazione non sono in grado di intervenire. Siamo ai livelli di interruzione di pubblico servizio. Non si capisce perché non si dichiari lo stato di emergenza coinvolgendo la Prefettura di Isernia». Il problema, spiegano i pur pazienti abitanti di Castelverrino, è che il disagio va avanti da troppi giorni, oltre una settimana appunto, e anche le scorte rappresentate dai serbatoi all’interno delle abitazioni private sono ormai esaurite. Impossibile fare lavatrici, ad esempio, ma anche le caldaie per la produzione di acqua sanitaria stentano a partire per via della pressione troppo bassa. Il tutto, va sottolineato, da quasi dieci giorni consecutivi. Tra l’altro, è la lamentela un po’ generale che arriva anche da altri centri dell’alto Molise alle prese con le stesse criticità legate alla carenza di acqua, si rischia che i turisti in arrivo non si fermino in paese proprio a causa del disservizio idrico. Pare infatti che a Castelverrino più di qualcuno, dopo essere rientrato in paese da Roma per trascorrere le ferie di agosto, abbia rifatto le valigie e sia ripartito proprio a causa dei disagi legati alla carenza di acqua. Intanto il sindaco Pannunzio invita la cittadinanza a «razionalizzare il prelievo e il consumo di acqua derivata dal pubblico acquedotto, al fine di evitare inutili sprechi». Inoltre il primo cittadino informa che «qualora si renda necessario, a causa del persistere delle condizioni di criticità evidenziate, si procederà ad emanare specifica ordinanza di divieto assoluto di utilizzo dell’acqua potabile per scopi diversi da quelli igienico-domestici e ad effettuare sospensioni e limitazioni della fornitura idrica». E dopo la “minaccia”, nemmeno troppo velata, l’appello al senso di responsabilità della piccola e coesa comunità locale: «E’ ritenuta di estrema importanza la collaborazione di tutti i cittadini al fine di evitare sospensioni e limitazioni della fornitura idrica».

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Più fondi e deroga al Balduzzi, così cambia la sanità molisana

Decreto Molise o, al momento più verosimilmente, misure straordinarie per la XX Regione inserite nella finanziaria del governo Meloni per il 2025 (che sarà presentata in autunno). Comunque un provvedimento ad hoc «che ci consenta di avere una sanità di qualità».
All’indomani del confronto fra la delegazione di FdI e il ministro della Salute Orazio Schillaci, a margine della seduta del Consiglio regionale sull’autonomia differenziata, il governatore Francesco Roberti non si è sottratto alle domande dei giornalisti sull’argomento.
Buone notizie, hanno ufficializzato lunedì i parlamentari, gli assessori e i responsabili di partito di Fratelli d’Italia: dopo la pausa estiva Roma metterà in campo misure per superare le criticità della sanità molisana.
Il summit era stato preceduto da un incontro fra il presidente Roberti, il rettore dell’Unimol Brunese (componente del Cda dell’Iss) e Schillaci. Già in quella sede era stata finalizzata la strategia condivisa da governo nazionale e regionale – con il supporto operativo della delegazione parlamentare – per portare il Molise fuori dalle secche (e poi fuori dal commissariamento).
«Da un anno stiamo lavorando su due fronti insieme agli esperti del Ministero che ci stanno seguendo in questo percorso per uscire da un commissariamento che dura da anni e non possiamo dire che si siano risolti i problemi, anzi il più delle volte le cose si sono complicate. Sulle cose che possiamo migliorare e lo stiamo facendo e poi sull’analisi delle difficoltà strutturali, per le quali è allo studio un provvedimento che consentirà di superare i limiti del nostro servizio sanitario regionale, a partire da quelli imposti dal decreto Balduzzi senza dimenticare quelli che riguardano la spesa e il finanziamento», ha spiegato Roberti.
Il Molise è bloccato in un circolo vizioso: il debito blocca le scelte, anche per esempio su eventuali incentivi per le assunzioni, che significa non riuscire a erogare servizi e quindi il mancato rispetto dei Livelli essenziali di assistenza. «Un cane che si morde la coda, Roma questo lo ha capito».
L’intervento, aggiunge quindi il governatore, si snoderà su due binari. «Il problema sta in alcuni debiti sanitari pregressi? Bene, questi debiti vanno sanati come lo sono stati per la Calabria, con un contributo aggiuntivo del fondo Agenas. Tra l’altro, i fondi necessari per il Molise sono irrilevanti rispetto al fabbisogno complessivo per la sanità nazionale». Sarà un «atto politico e tecnico che ci consentirà di avere una sanità di qualità attraverso misure economico-finanziarie e misure tecniche per superare i limiti che bloccano la nostra regione perché ha meno di 500mila abitanti». Di fatto, una deroga al dm 70 per alcuni servizi, pare di capire. Determinante in questo senso sarà l’esito del lavoro della commissione che sta lavorando alla revisione del decreto.
Roberti è fiducioso. «Il governo ha dimostrato di farsi carico insieme a noi del debito della Regione e colgo l’occasione per ringraziarlo. Ora affrontiamo quest’altra partita che riguarda il debito della sanità. Si sa quali sono stati i meccanismi che ci hanno portato in questa situazione che noi abbiamo ereditato. Oggi questi meccanismi devono essere rivisti, per questo cercheremo di ottenere un provvedimento ad hoc».
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