Mese: Novembre 2024
Riduzione del disavanzo della Regione, l’Aula vota una mozione bipartisan
Divisi sulla gestione della sanità (è stata respinta la mozione dei 5 stelle che puntava a istituire una commissione d’inchiesta sugli appalti dell’Asrem, sulle liste d’attesa e i contratti coi privati), gli inquilini di Palazzo D’Aimmo ieri hanno trovato compattezza sul ripiano del disavanzo della Regione.
È stata infatti approvata all’unanimità la mozione, già bipartisan, dei consiglieri Micaela Fanelli (Pd) e Roberto Di Pardo (Noi Moderati) che come oggetto ha un argomento squisitamente tecnico: “Adempimenti ex art. 1. Comma 455 e 458 della legge n. 213/23”. Il testo, frutto di un accordo tra maggioranza e minoranza, modifica sostanzialmente quanto previsto da una mozione sullo stesso tema originariamente presentata dagli esponenti dem Fanelli, Salvatore e Facciolla.
In particolare, nelle premesse del documento l’Assemblea legislativa fa riferimento alla procedura prevista in modo innovativo dalle disposizioni di cui al comma 455 dell’articolo 1 della legge di stabilità del 2023 relative al programma per il ripiano del maggiore disavanzo di amministrazione della Regione Molise, che stabilisce un ventaglio di adempimenti di tipo finanziario in capo alla stessa e un cronoprogramma stringente e delle relative competenze di verifica e controllo poste in capo al Consiglio regionale. La legge di Stabilità prevede al comma 458 l’erogazione del contributo – si legge ancora nelle premesse della mozione – di cui al comma 455 è subordinata alla sottoscrizione, entro il 15 febbraio 2024, di un accordo per il ripiano del disavanzo tra il presidente del Consiglio dei ministri e il presidente della Regione, in cui la Regione si impegna per tutto il periodo in cui risulta beneficiaria del contributo di cui al medesimo comma 455 ad assicurare, per ciascun anno o con altra cadenza da individuare nell’accordo, risorse proprie pari ad almeno la metà del contributo annuo, da destinare al ripiano del disavanzo e al rimborso dei debiti finanziari, attraverso le seguenti misure, o parte di esse, da adottare per il perimetro non sanitario del bilancio.
L’Assemblea, quindi, rileva la necessità di fare piena chiarezza sull’attuale situazione dei “conti” regionali, attraverso un approfondito processo di verifica degli atti e di ascolto della pluralità di soggetti interessati, a partire dai responsabili e uffici regionali competenti, dei revisori dei conti regionali ed eventualmente di altre ulteriori e autorevoli interlocutrici competenti sul tema. Allo stesso tempo il Consiglio evidenzia l’assenza di un numero di persone adeguato in capo al Consiglio regionale per garantire una struttura di supporto per l’approfondimento degli aspetti finanziari, di qui la necessità di risorse umane specializzate per garantire un autorevole e approfondito supporto in merito alla situazione e che possa svolgere un lavoro istruttorio per la Prima Commissione. Premesso tutto ciò, il Consiglio regionale, stante l’importante attuazione del principio del pareggio di bilancio e le conseguenti implicazioni per i cittadini e le imprese molisane, oltre che per gli altri enti, impegna la Prima Commissione consiliare, secondo l’articolo 30, commi III e IV, a riferire innanzi all’Aula.
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Liste d’attesa, Asrem fa quadrato e smentisce “Fuori dal coro”
L’Asrem fa quadrato attorno alla direzione strategica. Non c’è solo il dg Giovanni Di Santo davanti a telecamere e taccuini. Non ci sono solo Bruno Carabellese e Grazia Matarante, direttore sanitario e direttrice amministrativa. Né solo la risk manager Gabriella Ruzzi o il responsabile dei Sistemi informativi e del Cup Raffaele Malatesta. Seduti ad ascoltare, partner di un lavoro iniziato un anno fa, i capi dei distretti Tiziana Scellini, Lucio De Bernardo e Giovanni Giorgetta. E, fra gli altri, la direttrice sanitaria del Cardarelli Giovanna Sticca. «Io lavoro in squadra e i risultati si vedono», rivendica Di Santo. Anche nel parterre.
L’incontro con la stampa, quasi una settimana dopo la messa in onda di un altro servizio contro la sanità molisana che – secondo il programma di Mario Giordano – non assicura il rispetto dei tempi per visite ed esami. Intanto il manager ribadisce la scelta di adire le vie legali per far valere «il danno d’immagine» causato dal programma “Fuori dal coro”, che è stato denunciato pure dalla Federazione della aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) per l’inchiesta “Ladri di salute”.
Ancora, Di Santo lo premette in apertura e poi lo riafferma: «Un ringraziamento alla struttura commissariale e stima rinnovata nei confronti
dei due commissari che, con le loro dichiarazioni, hanno semplicemente accelerato i tempi per fare il punto sulle liste di attesa in Molise, tematica al centro dell’attenzione in tutta Italia».
Nel servizio il commissario Bonamico, dopo aver cercato informazioni precise sui fondi spesi per ridurre le liste d’attesa, si lamentava del fatto che in Asrem non gli rispondessero. Di Santo sorvola e, alle domande dei cronisti sul punto, risponde che comprende che Bonamico possa aver avuto quel tipo di reazione di fronte a un’operazione mediatica tesa a screditare la sanità regionale.
Punto e a capo, caso chiuso. Giusto una battuta per replicare alla critica sull’azienda che dice mezze verità ai commissari: «Io sono “di santo”, la messa sono abituato a cantarla per intero…».
“Fuori dal coro” ha poi di fatto accusato il dg dell’azienda sanitaria di essersi negato. «Io non mi nascondo né latito. Sono stato sempre disponibile, ho anche dato appuntamento ai giornalisti del programma per un’intervista il lunedì successivo, ma non si sono presentati».
Quindi, le risposte di merito che smentiscono il contenuto del servizio su quattro punti essenziali: in un anno per molte prestazioni si sono ridotti, dei fondi disponibili per l’abbattimento dell’arretrato è stato usato il 60% e non il 2%, sono chiuse solo 40 agende (quindi ambulatori o reparti) su 800, quelle dei centri privati sono inserite nel Centro unico di prenotazioni.
«Quando ci siamo insediati – ha sintetizzato il dg – c’era meno di nulla. Non c’erano visite ed esami in lista d’attesa, salvo poi scoprire che invece ce n’erano 60mila. Ogni medico aveva una sua agenda, 300 erano quelle gestite in autonomia, non esistevano percorsi di tutela per gli utenti, né equilibrio fra attività istituzionale e quella cosiddetta intramoenia o Alpi. Le agende subivano sospensioni ad horas, i pazienti arrivavano e non trovavano medici. Oggi tutte queste criticità non si riscontrano».
Di fatto il Cup non funzionava e non era unico. Il sistema informatico non riconosceva, non sempre e non correttamente, i codici di priorità (urgente, breve, differite e programmate). Le agende dei centri privati non erano inserite.
Appena nominato dal presidente Roberti, a Di Santo è stato assegnato anche l’obiettivo di ridurre le liste d’attesa. «Qualche giorno dopo abbiamo deliberato la costituzione della cabina di regia, abbiamo poi istituito il nucleo per la valutazione dell’appropriatezza prescrittiva, abbiamo realizzato un tempario», ancora Di Santo. E man mano il Cup è stato allineato: il sistema “legge” i codici di priorità e sono state inserite le agende dei privati. Non ci sono molti spazi perché le cliniche sono sature come le strutture pubbliche ma gli slot ci sono. Come dimostra la simulazione che il management Asrem offre al termine della conferenza stampa al primo piano del palazzo di via Petrella.
L’inviata di Mediaset nel servizio “incriminato” ha provato a prenotare un’ecografia muscolo tendinea, che non è fra le 69 prestazioni cosiddette “traccianti”, quelle sulle quali le Asl vengono monitorate dal Ministero. «Forse la effettua qualche radiologo e al nostro Cup non risulta mai chiesta. Quanto ai pazienti neoplastici li prendiamo direttamente in carico, con una priorità assoluta (altro elemento del servizio di “Fuori dal coro”). Non voglio dire che non ci sono più criticità perché non è vero ma posso garantire che abbiamo raggiunto risultati importanti», ha rivendicato Di Santo.
Le criticità che le persone vivono sulla propria pelle, e che sarebbe sciocco negare, riguardano ad esempio branche in cui l’Asrem soffre una drammatica carenza di personale. Per esempio la pneumologia ma non solo. «Abbiamo però avviato un percorso virtuoso e metterlo alla berlina è un affronto», ha concluso il capo di via Petrella.
Prima di cedere la parola al responsabile del Cup Malatesta per la dimostrazione sul campo e l’illustrazione di risultati e numeri, quelli economici: in un anno sono stati spesi 600mila euro per ridurre le liste di attesa, il 50-60% dei fondi complessivamente necessari (1,2 milioni).
r.i.
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