Stellantis “sprofonda” nel mercato italiano

Ci sono novità riguardanti lo stabilimento Stellantis di Termoli, perché l’azienda ha comunicato il recupero produttivo (ex 15 novembre 23) su sabato 9 novembre 24 per il 1º e 2º turno della lavorazione e del montaggio GME T4. Disposizione motivata da una carenza improvvisa di fornitura in vista del turno che era previsto tra venerdì 17 e martedì 21 novembre. Intanto, terzo mese consecutivo in significativo calo, neppure compensato da un giorno lavorativo in più rispetto a ottobre 2023. In una situazione di conclamata difficoltà della filiera italiana, risulta incomprensibile il taglio delle risorse del fondo automotive programmato nel disegno di legge di bilancio 2025, che chiediamo fortemente possa per la massima parte rientrare durante l’iter parlamentare della manovra. Ad ottobre 2024, il mercato italiano dell’auto totalizza 126.488 immatricolazioni, in ribasso del 9,1%[1] rispetto a ottobre 2023, che aveva totalizzato 139.078 unità. Nei primi dieci mesi del 2024 i volumi complessivi si attestano a 1.328.663 unità, in rialzo di appena l’1% rispetto a gennaio-ottobre 2023, complice l’arretramento delle immatricolazioni registrato a partire dal secondo semestre dell’anno. Ad ottobre il mercato auto italiano si mostra nuovamente in importante ribasso (-9,1%) dopo due mesi consecutivi in calo a doppia cifra, proseguendo un trend che rischia di portare in rosso anche il consuntivo di fine anno. La crisi della domanda in Italia e più in generale in Europa, con la conseguente contrazione dei volumi produttivi, hanno creato una situazione di gravissima difficoltà per la nostra filiera, alla quale si aggiungono costi di produzione – segnatamente dell’energia – in forte disparità rispetto al resto d’Europa ed effetti negativi sulla componentistica del rallentamento degli investimenti in nuove tecnologie della mobilità da parte delle case costruttrici. Senza dimenticare l’incertezza creata dagli obiettivi del Green Deal con le scadenze prossime. Per affrontare un quadro così complesso come quello appena delineato, a nostro parere è assolutamente da ripristinare il fondo automotive pluriennale, le cui risorse sono ossigeno indispensabile per la nostra filiera. Richiediamo ulteriormente che, a partire dal prossimo incontro del tavolo Sviluppo Automotive convocato presso il Mimit per il 14 novembre, si metta mano all’agenda dei punti programmatici per il settore già approvati nei mesi scorsi. Analizzando nel dettaglio le immatricolazioni per alimentazione[2], le autovetture a benzina vedono il mercato di ottobre in calo del 10%, con quota di mercato al 27,7%; allo stesso modo, le diesel calano del 19,8% con quota al 13,1%. Nel cumulato dei primi dieci mesi del 2024, le immatricolazioni di auto a benzina aumentano del 4,6% e quelle delle auto diesel calano del 21,6%, rispettivamente con quote di mercato del 29,5% e del 14,0%.
Le autovetture mild e full hybrid calano dello 0,2% nel mese, con una quota del 42,8%; nel cumulato crescono dell’11,3%, con una quota del 39,8%.
Le immatricolazioni di autovetture ricaricabili (BEV e PHEV) calano del 19% ad ottobre e rappresentano il 7,6% del mercato del mese (ad ottobre 2023 era l’8,4%); nel cumulato calano dell’11,3% e hanno una quota dell’8,1% (in calo di 1,2 punti percentuali rispetto al cumulato dei primi dieci mesi del 2023).
Nel dettaglio, le auto elettriche (BEV) hanno una quota del 4% nel mese e anche nel cumulato; le vendite calano del 12,8% ad ottobre, ma mantengono una variazione positiva del 3,3% nel cumulato. Le ibride plug-in calano del 25,2% ad ottobre e anche nel cumulato risultano in flessione (-24,3%). Esse rappresentano il 3,4% delle immatricolazioni del singolo mese e il 3,3% del totale da inizio anno.
Infine, le autovetture a gas rappresentano il 9,1% dell’immatricolato di ottobre, quasi interamente composto da autovetture Gpl (che sono in calo: -16,7% nel mese). La quota delle autovetture a metano è ormai marginale: ad ottobre sono solo 4 le vetture immatricolate e nel cumulato calano del 13,3%. Da inizio anno le GPL crescono del 4,5%; insieme, nei dieci mesi, le due alimentazioni costituiscono il 9,5% del mercato. Nel cumulato dei dieci mesi, Fiat Panda, Lancia Ypsilon e Fiat 500 ibride occupano, rispettivamente, la prima, terza e ottava posizione tra le autovetture mild/full hybrid. Decima Jeep Avenger. Tra le PHEV, Jeep Renegade risulta al nono posto nei dieci mesi. Tra le elettriche, Jeep Avenger risulta il quarto modello più venduto dopo Tesla Model 3 e Model Y e Volvo EX30, seguito da Fiat 500 al quinto posto.
In riferimento al mercato per segmenti, nel mese di ottobre le autovetture utilitarie e superutilitarie rappresentano il 31,4% del mercato, con volumi in calo del 17,5% rispetto a quelli di ottobre 2023.
Le auto dei segmenti medi hanno una quota del 10,2% ad ottobre, con un mercato in calo del 9% rispetto allo stesso mese del 2023.
I SUV hanno una quota di mercato pari al 55,2%, con volumi in calo del 5,8% rispetto ad ottobre 2023. Nel dettaglio, i SUV piccoli rappresentano il 12,5% del mercato del mese (+14,2% rispetto ad ottobre 2023), i SUV compatti il 25,2% (-18%) e i SUV medi il 10,9%, (-2,5%), mentre le vendite di SUV grandi sono il 6,3% del totale (+18,1%). Il 19,5% dei SUV venduti nel mese di ottobre è di un brand del Gruppo Stellantis. Nei primi dieci mesi del 2024, utilitarie e superutilitarie hanno una quota del 33,7% (+5,6% rispetto allo stesso periodo del 2023). Il modello più venduto della categoria rimane Fiat Panda. Del gruppo Stellantis si trovano nella top ten del cumulato anche Lancia Ypsilon al terzo posto, Citroen C3 al quarto, Peugeot 208 al sesto, Opel Corsa all’ottavo e, infine, Fiat 500 al nono. Le autovetture medie (segmenti C, D ed E) hanno una quota del 10,1% (-5,5%) nel cumulato. In classifica al nono posto Fiat Tipo a rappresentare il Gruppo Stellantis. I SUV, in calo dell’1,9%, detengono una quota del 53,4% nel cumulato. Continua l’ottima performance di Jeep Avenger, al primo posto nella top ten dei SUV piccoli, con quasi 34.700 unità immatricolate da inizio anno. Stellantis è presente nella top ten con Citroen C3 Aircross al quinto posto, Opel Mokka al sesto e Fiat 600 al nono. Tra i SUV compatti, Peugeot 2008 è la sesta auto più venduta del segmento, seguita da Jeep Compass al decimo posto. Alfa Romeo Tonale, tra i SUV medi, chiude i dieci mesi al terzo posto, dietro a Kia Sportage e a Volkswagen Tiguan. Infine, è sempre marginale la quota di Monovolumi e Multispazio (1,8% nel cumulato, in crescita del 53,1%). Secondo l’indagine Istat, ad ottobre si stima un calo sia dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (base 2010=100), che passa da 98,3 a 97,4, sia dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese (Iesi), da 95,6 a 93,4. In riferimento al clima di fiducia dei consumatori, l’indice relativo all’opportunità attuale all’acquisto di beni durevoli, tra cui l’automobile, risulta in crescita rispetto a settembre (da -62,8 a -60,6). Il Gruppo Stellantis, nel complesso, totalizza nel mese 32.002 immatricolazioni (-27,8%), con una quota di mercato del 25,3%. Nei primi dieci mesi dell’anno, le immatricolazioni complessive ammontano a 398.540 unità (-8,3%), con una quota di mercato del 30%. Sono quattro i modelli del Gruppo Stellantis nella top ten di ottobre, con Fiat Panda stabile in testa alla classifica (7.012 unità), seguita, al terzo posto, da Jeep Avenger (4.574), e, al quarto, da Peugeot 208 (3.304), che recupera una posizione rispetto alla classifica del mese precedente. Infine, al sesto posto si colloca Opel Corsa (2.670), che recupera tre posizioni.

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Dimensionamento, la ‘scure’ si abbatte su Campobasso: Comune sulle barricate

Lo scorso anno il piano di dimensionamento scolastico approvato dal Consiglio regionale fece esplodere il caso politico dentro e fuori Palazzo D’Aimmo. Il taglio delle dirigenze del Pilla di Campobasso e dell’Alighieri di Ripalimosani, per ‘salvare’ le scuole di Venafro e Termoli (la tesi dell’opposizione e dei sindaci dei Comuni interessati, ndr), scatenò una battaglia legale vinta al Tar dal Comune di Ripalimosani che si oppose al piano. A distanza di meno di 12 mesi si rischia di leggere lo stesso copione, ma con attori diversi. È infatti Campobasso, questa volta, a salire sulle barricate per scongiurare la perdita di un’altra autonomia scolastica. Il Consiglio comunale, lunedì sera, ha approvato all’unanimità (con 26 voti) una delibera (già inoltrata a Provincia, Regione e Usr) per rimarcare la ferma opposizione ad eventuali e inopportuni dimensionamenti delle scuole della città, alla luce del piano proposto dall’Ufficio scolastico regionale.
«Per fondamentali ragioni di equità (la città capoluogo di regione è stata già colpita lo scorso anno dalla soppressione di un’autonomia scolastica) – si legge nella delibera bipartisan – funzionalità e di operatività (gli istituti comprensivi dell’area territoriale di Campobasso sono praticamente contigui dal punto di vista logistico, per i numeri in gioco e per l’assetto viabilistico e dei trasporti, la fusione di istituti scolastici derivante dalla soppressione di uno di essi è più gestibile con spostamenti di utenti e personale dai comuni limitrofi a Campobasso e non viceversa), la prevista soppressione di un’autonomia scolastica a valere sul nostro comprensorio territoriale della provincia è oggettivamente incoerente che ricada sulla città di Campobasso».
Ieri mattina sindaca, assessori e consiglieri hanno incontrato la stampa per spiegare le ragioni del documento e le preoccupazioni per la ‘mannaia’ che, stando alle notizie informali emerse durante gli incontri in provincia e con l’Usr, potrebbe cadere sull’istituto comprensivo Jovine.
«Difendere la città di Campobasso significa difendere l’intera regione e i suoi servizi essenziali», ha dichiarato la sindaca Marialuisa Forte ringraziando anche l’opposizione di centrodestra che condiviso «un voto a favore della città».
«Nel testo abbiamo preso atto delle linee guida dettate dalla Giunta regionale nella delibera del 15 ottobre – ha spiegato Vincenzo De Iasio, presidente della commissione competente – esprimendo chiaramente l’inopportunità che i tagli colpiscano le scuole di Campobasso».
L’assessore all’Istruzione Mimmo Maio ha rimarcato come per l’ennesima volta «ci ritroviamo a difendere la dignità della comunità scolastica campobassana che dobbiamo assolutamente tutelare, perché non può permettersi il lusso di perdere, per il secondo anno di fila, un’altra dirigenza. Ci fa molto piacere che anche la minoranza abbia sposato questa linea, al netto delle divisioni politiche. Crediamo che gli esponenti del centrodestra comunale possano rappresentare anche alla stessa parte politica in Regione i giusti bisogni del capoluogo. La delibera non è stata approvata per un fine campanilistico, è una battaglia sacrosanta in difesa della dirigenza che è punto di riferimento per famiglie, studenti e personale scolastico. Attaccare di nuovo Campobasso – conclude Maio – ci sembra politicamente scorretto».
Ancora più esplicito e critico il consigliere Luca Praitano che l’anno scorso è stato impegnato in prima persona nella vicenda in qualità di assessore all’istruzione. L’esponente dei 5 stelle svela ‘l’escamotage’ utilizzato da Regione e Usr per giustificare il taglio di una dirigenza a Campobasso: «Hanno cercato di far passare ragioni politiche per ragioni tecniche attraverso l’Ufficio scolastico regionale, includendo impropriamente l’istituto comprensivo di Ripalimosani tra quelli della città di Campobasso. È chiaro che questa manovra nasconde una volontà politica di colpire le scuole di Campobasso, risparmiando invece quelle di Venafro, Termoli e Isernia. Purtroppo – l’attacco finale – siamo vittima della politica campanilistica che fa il centrodestra sulla nostra pelle».
Del resto, ben prima dell’approvazione della delibera, la sindaca Forte e l’assessore Maio avevano chiesto, attraverso una nota formale inviata alla Provincia, di escludere Campobasso – e la Jovine – dal dimensionamento.
«Come ben noto – si legge nella nota del 3 ottobre – lo scorso anno scolastico, il Comune di Campobasso è stato già gravato dalla misura del dimensionamento scolastico, accettando la riorganizzazione dell’Istituto d’Istruzione Secondaria “L. Pilla”, in conformità con quanto stabilito dai criteri di efficientamento e razionalizzazione del sistema scolastico provinciale e regionale. Tale intervento, a discapito di uno degli Istituti scolastici maggiormente strategici per l’intera comunità scolastica comunale e provinciale, è stato accolto, pur non condividendolo, con senso di responsabilità, nella consapevolezza dell’importanza di garantire un’offerta formativa adeguata alle esigenze del territorio e alla popolazione scolastica regionale. Tuttavia, alla luce dei dati attuali, ci preme evidenziare che tutte le Istituzioni scolastiche di questo Comune rispettano pienamente gli standard previsti dalla normativa vigente in materia di dimensionamento scolastico. Inoltre, considerato il sacrificio che ha già interessato questo Comune nel processo di riorganizzazione scolastica e l’equilibrio attuale del sistema scolastico locale, si ritiene che un eventuale ed ulteriore riduzione delle autonomie scolastiche nel nostro territorio, quale quella avente ad oggetto l’Istituto Comprensivo “F. Jovine”, comprometterebbe in misura significativa la qualità del servizio educativo offerto ai nostri cittadini, oltre a creare gravi disagi per le famiglie e per tutto il personale scolastico interessati da detto Istituto. Pertanto, il Comune di Campobasso propone di escludere dall’attuale procedura di dimensionamento scolastico ulteriori Istituti scolastici situati nel nostro territorio, confidando che le suesposte considerazioni possano essere valutate con la massima attenzione».

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Campobasso. Serbatoi aperti con ore di ritardo, Forte ‘sbotta’: «Inefficienza e negligenza non più tollerabili»

Ci risiamo. Ieri mattina gran parte dei cittadini di Campobasso, senza alcun preavviso, ha trovato i rubinetti a secco. Nonostante la riapertura dei serbatoi, come accade ormai da settembre, fosse prevista alle 5, in diverse zone della città l’acqua è tornata a scorrere intorno 8 e, in alcuni casi, anche più tardi. Enormi i disagi per cittadini e genitori degli alunni che, fino all’ultimo, hanno temuto la chiusura delle scuole che, fortunatamente, è stata scongiurata in extremis. Questa volta l’inconveniente non dipende dal livello dei serbatoti, ma sarebbe da impuntare ad un tecnico di Molise Acque che, per motivi personali (non è stato chiarito di che natura, ndr) non ha effettuato le aperture dei serbatoi. Una situazione che ha mandato su tutte le furie non solo i campobassani ma anche la sindaca Marialuisa Forte che annuncia azioni legali. «Ancora una volta il Comune di Campobasso si trova a dover affrontare un grave disservizio, di cui è parte lesa, causato dall’inefficienza di Grim e Molise Acque. L’amministrazione comunale, all’oscuro di tutto, ha chiesto immediatamente spiegazioni sia alla Grim che a Molise Acque. Entrambe hanno confermato che il disguido è stato causato esclusivamente dall’operatore incaricato da Molise Acque (ente regionale che il Comune di Campobasso non controlla in alcun modo), il quale non ha aperto i serbatoi Calvario e Cese Basso all’ora stabilita, cioè alle cinque di mattina, per motivi personali.
Come amministrazione comunale – tuona la sindaca – non possiamo che denunciare con forza questo ennesimo episodio di cattiva gestione del servizio idrico. È intollerabile che i cittadini debbano subire tali gravi disagi a causa dell’incompetenza e della negligenza di Grim e Molise Acque. La pazienza dei cittadini è ormai al limite, e non è accettabile che la città capoluogo venga trattata in questo modo.
Il Comune di Campobasso è parte lesa in questa vicenda che si protrae da troppo tempo. È giunto il momento di prendere provvedimenti legali forti e decisi. Annunciamo quindi la nostra intenzione di avviare un’azione legale contro Grim e Molise Acque per difendere i diritti dei cittadini e tutelare il Comune di Campobasso. Questo per mettere fine a tali disservizi e rispondere anche agli attacchi pseudo politici di chi, in malafede, (il riferimento ad alcuni consiglieri di centrodestra di Palazzo San Giorgio, ndr) fa finta di non sapere come stanno realmente le cose, alimentando solo confusione e disinformazione.
Un’azione legale è necessaria affinché siano messi in atto sistemi di garanzia: se un operatore non si sente bene, ci deve essere un altro pronto a sostituirlo immediatamente, evitando che la città resti senz’acqua proprio quando la maggior parte delle persone si prepara per andare a scuola e al lavoro.
Se c’è un problema di comunicazione, tutto deve essere reso noto in tempo utile affinché ogni cittadino sia avvisato preventivamente. L’unico interesse è che il Comune di Campobasso sia trattato in maniera adeguata.
Ci impegniamo a vigilare affinché episodi simili non si ripetano in futuro e affinché sia garantita una gestione efficiente e puntuale del servizio idrico. La cattiva gestione e i conseguenti disagi imposti ai cittadini non possono essere oltremodo accettati. Per questo è giunto il tempo di agire anche legalmente a tutela delle ragioni dei cittadini».
Insomma il Comune pensa anche ad una class action per risarcire le tante attività, come bar e pasticcerie, pesantemente penalizzate dalla mancanza di acqua nelle prime ore del mattino. «Anche durante lo scorso weekend festivo – evidenzia Forte – avevo chiesto in prima battuta di non procedere con le chiusure notturne almeno venerdì e sabato per venire incontro alle esigenze di ristornati e locali, o, quantomeno di posticiparle a mezzanotte. Non c’è stato nulla da fare – ammette con amarezza – hanno interrotto il flusso alle 23». L’amministrazione lamenta soprattutto la totale assenza di comunicazione da parte delle società che gestiscono la risorsa idrica: «L’incertezza che vivono i cittadini purtroppo è anche la nostra – ha concluso Forte -. Nonostante le continue sollecitazioni il Comune non viene aggiornato sulla durata delle chiusure notturne, se questa azione straordinaria stia o meno migliorando la situazione, sui livelli dei serbatoi. Viviamo di comunicazioni giorno per giorno, e questo non è più accettabile».

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